Natura

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«I Serafini governano i quattro principi della materia: la terra, l’acqua, l’aria e il fuoco. Sono loro che regnano alla sommità della gerarchia celeste, nella sefirah Kether. Ma quando noi, esseri umani, ci rivolgiamo agli angeli dei quattro elementi, raggiungiamo solo i servitori di quelle quattro Entità sublimi. Non bisogna fare confusione. Solo i Serafini sono il vero fuoco, la vera aria, la vera acqua e la vera terra; essi sono inaccessibili, e quando decidono di manifestarsi, lo fanno tramite i loro servitori. Se accade che uno dei quattro elementi – o più di uno – si scateni sul nostro pianeta, sono spesso gli esseri umani stessi a esserne la causa: con le loro azioni, ma anche con i loro pensieri, i loro sentimenti e la loro condotta sfrenata, non smettono di perturbare le forze della natura, le quali finiscono con l'intervenire per ristabilire l’ordine. Perché non capiscono che niente di ciò che fanno rimane senza conseguenze? La natura non è qualcosa di inerte e insensibile; è viva, cosciente, e ogni volta che gli umani superano i limiti di ciò che essa può accettare, reagisce.»[1]

Proteggere la Natura

«In certi luoghi della Terra, dove l'uomo non si è mai avventurato e dove forse non andrà mai, vi sono fiori e alberi tuttora sconosciuti. A volte ci si domanda a cosa possano mai servire tutte quelle piante di cui nessuno conosce l'esistenza, e per quale ragione si trovino là, sconosciute, inutili, abbandonate a se stesse. Eh no, in realtà non esiste pianta o fiore che rimanga ignorato in natura; nessun fiore è abbandonato, nessuna pianta è priva di utilità. Se non sono gli esseri umani a utilizzarli, sono entità del mondo invisibile che vanno accanto ai fiori più nascosti per raccoglierne le emanazioni. Perché gli esseri umani dovrebbero essere gli unici a poter conoscere e utilizzare i vegetali, come pure i minerali e gli animali? Vi sono anche tutte le entità che noi non vediamo, ma che pure esistono: gli spiriti dei quattro elementi, le anime dei defunti... Come dei chimici, queste anime ne estraggono determinate sostanze di cui si nutrono o che trasportano altrove per aiutare altre creature.»[2]
«La mattina, uscendo da casa per assistere al sorgere del sole, provate già a pensare che state andando ad incontrare un essere vivo, come viva è anche tutta la natura intorno a voi: gli uccelli, gli animali, gli alberi, i fiori… Sì, perché la vita è l’intero Universo, e questo è popolato anche di un’infinità di creature invisibili ma reali. Perciò, rivolgete loro un saluto: dite a tutte quelle creature che siete loro riconoscenti per la limpidezza del mattino e per tutte le esistenze che si stanno risvegliando. In quell'organismo vivente e cosciente che è la Natura, e al quale noi tutti apparteniamo, sappiate anche che esiste una moltitudine di entità pronte a contribuire all’evoluzione dell’umanità. La terra, l’acqua, l’aria, il fuoco e le entità che li abitano hanno giurato dinanzi all’Eterno di aiutare tutti coloro che lavorano per diventare creature di pace, di armonia e di bellezza. Allora, chiedete loro di venire a partecipare all’avvento del Regno di Dio sulla terra: un giorno, miliardi di spiriti si metteranno in cammino per lavorare sui cuori e sui cervelli umani, e il Cielo riconoscerà in voi un costruttore della nuova vita, una sorgente, un figlio, una figlia di Dio. »[3]


Collegamenti multimediali

Collegamenti esterni

Note

  1. Omraam Mikhaël Aïvanhov, Pensieri del Giorno, mercoledi 23 ottobre 2019
  2. Omraam Mikhaël Aïvanhov, Pensieri del Giorno, venerdi 31 agosto 2012
  3. Omraam Mikhaël Aïvanhov, Pensieri del Giorno, lunedì 27 luglio 2015



Avvertenza per il lettore: la stesura di questa voce, provvisoria ed esemplificativa, è solo un punto di partenza, giacché l'argomento è esaminato da Omraam Mikhaël Aïvanhov nell’ambito di migliaia di conferenze da lui tenute tra il 1938 e il 1985. Il ricercatore troverà importanti aspetti di ulteriore interesse leggendo o ascoltando direttamente le sue conferenze, edite dalla Casa editrice Prosveta, unica ed esclusiva titolare dei diritti sulla sua Opera. Pertanto, questa voce non esprime in modo completo ed esaustivo il pensiero di Aïvanhov sull'argomento.


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